un saluto

Corro il rischio di essere scontato e retorico ma la persona che devo salutare merita un tentativo.

Se la grandezza di un uomo si misura nella capacità di attrarre amore a se, allora stiamo parlando di un grande uomo. Non è stato un poeta famoso, un grande tenore, una star, un industriale, è stato molto più e tutto ciò assieme, un uomo vero, un marito e un padre amico, la cui grandezza è stata la semplicità e l’umiltà.

Come gli arcobaleni dopo le tempeste, che ti strappano un sorriso e ti fanno ricordare che nel mondo non c’è solo odio ed egoismo ma anche colori e amore, così Claudio ha lasciato un insegnamento infinito e ci ha donato la speranza. Lascia un vuoto incolmabile.

Forse non c’è una spiegazione, anche se la nostra mente tenta di trovarne una e il nostro cuore forse la cela.

Han detto “se n’è andato lottando ma mai sopra le righe, sempre nel suo stile”, niente di più vero, fino all’ultimo secondo ha mantenuto il suo stile e sembra che se ne sia andato dalla porta sul retro accompagnandola per non disturbare.

Lo voglio ricordare nelle immagini che mi ha lasciato in questi anni e che non voglio scordare.

Abbiamo perso una persona cara ma forse ora il cielo è più luminoso con una stella in più.

Ciao Claudio

un bacio a Luca e all’Alida

Nicola


… per regalo

Nicola, cosa vorresti per regalo?

E ti ritrovi seduto su di una panchina.

Una luce accecante sferza la vista.

Un fievole tepore scalda le membra ma una brezza leggera gioca con i tuoi capelli a monito che l’inverno non è ancora alle spalle.

Volgi il tuo sguardo verso il cielo e il suo azzurro intenso si riversa nei tuoi occhi.

I colori riprendono il sopravvento, i profumi ti pervadono, i suoni ti accompagnano come nel sottofondo una colonna sonora.

Ti volti e incroci due occhi, due perle nere, ti specchi, e sorridi!

Sorridi!!!

Si ancora, sorridi!!!

Va oltre l’estetica, penetra l’anima, dona un fremito che ti pervade e si riversa nel cuore, una cascata d’emozioni. Fa male, quel male dolce che ti ruba un respiro.

Parla, parla, più di mille parole, più del vento, più del mare …

Mai banale!

E sei vivo!

Non mi stancherò mai di donarlo, mai di bramarlo, mai di sognarlo, mai di ammirarlo, mai di amarlo altrimenti in quel momento non sarò più.


notte d’inverno

Freddo.

Quello dolce che ti punge ma non ti penetra.

Oscurità.

Interrotta a tratti dal bagliore soffuso di alcuni lampioni.

Ciottolato.

… e cammino.

Nella città.

M’inoltro nei suoi suoni, mi faccio avvolgere dalle sue luci, dai suoi riflessi.

E i rumori si affievoliscono, il vociare si spegne. Sono solo.

Percorro una via che costeggia un fiume. E’ una delle solite vie che in tutte le città costeggiano il solito fiume. Di quelle vie che, la domenica di una serata invernale, sono vuote, selvagge, ostili.

Prendo il sentiero lastricato che segue lo scorrere dell’acqua. Finche i rumori della città vengono del tutto sovrastati dalla voce dell’acqua che si getta da un piccolo scalino.

Mi siedo su di una panchina. Una di quelle solite panchine che costeggiano i soliti viali delle città. Di quelle che sono state giaciglio per i senzatetto, punto d’appoggio per chi della vita non sa più cosa farsene, diario per le dichiarazioni d’amore di adolescenti innamorati o semplicemente panchine per chi volesse prendersi una pausa dal cammino.

Dal balcone di una casa un raggio di luce, come olio si spande sull’acqua. E gioca con la spuma.

Il tempo sembra essersi rallentato. A contatto con la natura anche dove meno te l’aspetti, il risultato è sempre sorprendente.

E’ una pausa da questo lungo viaggio che è la vita. Si, perché per me questo è la vita … un avventura, un qualcosa di cui poter raccontare. Ma se non ti prendi le pause, se non la assapori … allora non potrai più dire di averla assaporata, non potrai fare tuoi i ricordi e, quando ti dovessi fermare di colpo, ti accorgeresti di quanto hai lasciato per strada.

 … e i rumori della città vanno via via scemando, scende l’oscurità. Sola, la luna, veglia sul silenzio e si specchia sull’acqua che non ha mai smesso di scorrere.


al tramonto

A volte mi sembra di aver iniziato a scrivere questo brano tanti anni fa e di non esser ancora stato in grado di terminarlo perché in continuo divenire …

Vi sono dei momenti che vorreste essere soli, lontano da tutto e tutti e ascoltare.

Ascoltare quello che avete dentro

e piangere!!

Di quei bei pianti che si facevano da bambini o quelli delle prime delusioni d’amore, che ti lasciano il sale sulle labbra, gli occhi rossi, e solo un fazzoletto può farti da compagno.

Vorresti piangere ma non ne sei capace. Le lacrime ti scorrono dentro, scivolano al cuore, e li, si depositano, annegandolo. Pensi agli attimi che ti hanno riempito il cuore, a quelli che te l’hanno ferito ma comunque emozionato. Vorresti che non vi fosse più nulla attorno a te; ricominciare da zero.

Provi a pensare ai tuoi sogni, se li realizzerai mai. Mi torna in mente il mio, quello più personale, forse più egoistico di tutti: portare mia madre a fare un viaggio che ha sempre desiderato ma che anni di sacrifici le hanno impedito di intraprendere. Quando ci penso e m’immagino il momento, la sua gioia, i suoi occhi che catturano quegli attimi … mi si riempie il cuore, allora il pianto evapora.

… ma, se mai riuscirò a realizzarlo, poi la felicità vivrà quel momento? Non la potrò più rivivere nei miei pensieri? e mia madre, non avrà altri sogni da perseguire? …

Una musica invade la stanza; spalanco il balcone e m’affaccio su un mare smeraldo che si perde nell’infinito, sfumato dall’arancio del sole che all’orizzonte fa posto alla notte.

 

 


… the pursuit …

Non è altro che un continuo rincorrere …

Mi siedo e mi faccio investire dal getto caldo della doccia. M’isolo dall’esterno, sento solo la voce dell’acqua come sotto una tempesta che non ti permette di vedere tanto è fitta e ti costringe a serrare le palpebre.

Stoppo il frenetico tic-tac-tic-tac che regola la mia esistenza, scelgo un infinito sul quale far scivolare i pensieri e una brezza che mi permetta di trasportarli …

e penso.

M’interrogo: cos’è per me la felicità?, sono felice?, la raggiungerò mai?

E’ uno stato d’animo durante il quale ci si sente sollevati e si ama la vita, si riesce a vedere tutto ciò che ci circonda in maniera migliore, cogliendone tutte le sfaccettature positive.

Forse non esiste un continuum di felicità, esistono dei picchi, anche solo degli attimi, così fuggenti che si perdono nel mare delle sensazioni e non ci facciamo più caso: il sorriso di una donna, gli occhi di un bambino, un tramonto, il calore delle persone a cui tieni, i sogni ad occhi aperti, … non sono questi attimi che donano felicità?

Probabilmente felicità è il prodotto del vivere, ti rendi conto che spesso esisti, sopravvivi ma non vivi.

Travolti dalla foga del tic-tac-tic-tac non ci accorgiamo che perdiamo i momenti più belli non cogliamo le varie occasioni che si presentano, non viviamo. Alla sera, andando a letto vi chiedete mai com’è andata la giornata? Spesso il mio resoconto è molto noioso, non c’è molto da dire … perché ho fatto quello che il tempo mi ha imposto di fare. Non ho nemmeno provato a cercarla la felicità. Forse ho perso l’ennesima possibilità di trovarla.

Ogni volta che mi pongo queste domande senza trovarvi una risposta penso a mio padre. Mio padre, in sedia a rotelle da quasi trent’anni … come trova la voglia di andare avanti? Cos’è per lui la felicità? Se per me è vivere, cercando di cogliere gli attimi che ho a disposizione, per lui, che è costretto a sopravvivere all’interno di quattro mura?

Allora mi rendo conto che non si può dare una definizione di felicità, è relativa. La si confonde spesso con la passione, l’onore, il realizzare un proprio desiderio … ma in realtà oltre che dal vivere, la felicità deriva dall’amore. Se mio padre non sentisse l’amore che lo circonda, se non ci amasse a sua volta, forse non troverebbe più un motivo valido per sopravvivere.

Ormai non più tiepida, l’acqua, mi distoglie dai miei pensieri.

Riprende il tic-tac, riapro gli occhi e non sento più la brezza, sono tornato ad esistere.

"Don't never let somebody tell you, you can't do something; don't even make!!
You get a dream, you've got to protect it!!
People can't do something themselves, they wanna tell you can't do it!!
You want some?! GO GET IT!!
Pursuit it!!" 
"The pursuit of happiness" (2006)

Istantanee d’autunno

Il fragore della pioggia che cade senza sosta a creare un sottofondo. Un vetro appannato che sbiadisce l’immagine di un cornicione rivestito di un cielo uniforme color panna. Un fringuello si posa sul cornicione. Fissa verso l’orizzonte, come a voler contemplare quel paesaggio di tetti che gli si apre di fronte. Si volta e se ne vola via.

Vicoli stretti, ciotolato, case una a fianco all’altra, ognuna con la propria storia, colorate di un seppia sfumato. Un silenzio profondo, rotto a tratti dal rumore dei camioncini della spazzatura che  s’impadroniscono della città. Lenta si sveglia, pigra, ricoperta da un velo di rugiada e da una piogerellina impercettibile che si confonde nel grigio del cielo.

S’erge a mo’ di faro e sembra non avere un inizio, soffocato dal grigio. Si staglia su di un cielo plumbeo. Un campanile, unico riferimento in un paesaggio reso spettrale dall’autunno. Il suo suono rimbomba tetro a ricordare che il tempo non s’è fermato, non è stato inghiottito dal grigio.


“Ba ba ba bambolina …”

“ba-ba-ba bambolina”

 

… non siamo venuti al mondo per mangiare, bere, guidare, lavorare, accumulare ricchezza, dormire, parlare … ma perchè dentro ognuno di noi brucia la fiamma di una passione che dobbiamo alimentare …

 

“ba-ba fammi giocare”

 

… mi alzo sui pedali, inclino la bici, spingo, alzo lo sguardo e assisto al momento in cui una giovane coppia si abbraccia e si bacia, sullo sfondo un paesaggio autunnale. Non ho mai nè ricevuto, nè profuso, un bacio in quel luogo eppure, quella sensazione calda e dolce mi è arrivata come se l’avessi vissuta io stesso …

 

“ba-ba-ba-ba regalami un po’ di calore”

 

… luci rade, soffuse, silenzio, in lontananza un riflesso nell’oscurità: il mare. Il silenzio muore lentamente, giovani osservano una partita di bocce di qualche anziano. Torna il silenzio. Il borgo sembra voglia soffocarti, si restringono le vie, le case si sfiorano. Torna il vociare, bambini si rincorrono, un cagnolino li segue festoso … immagini che sembrano provenire dal passato ma che ancora sopravvivono in qualche angolo di questa bislacca penisola …

 

“ba-ba-ba bambolina”

 

… l’intervista, in bianco e nero, ad un meridionale che cerca lavoro in una grigia Milano degli anni sessanta. Nello sguardo lafierezza, nelle parole la fiducia nel futuro. Ha lasciato una famiglia al suo paese, ha dovuto fare mille sacrifici per un lavoro che ancora non gli permette di poter tornare a testa alta, ma questo non lo scoraggia, non gli fà perdere la speranza. Un paragone col presente tra un’Italia umile e ricca di speranza e un’Italia strafottente che vive del passato e che non si bada del suo futuro …

 

“ba-ba la’ fuori e’ dura”

 

… il brivido che ti pervade nel solo leggere la prefazione di un libro pregustandone la lettura. Da piccoli se ne subisce il fascino, crescendo se ne adora la magia. Grappoli di parole, fasci di paragrafi che, tutt’insieme affrescano dei paesaggi, delle situazioni, dei pensieri. Come su un palcoscenico la cui scena si modelli di continuo senza pause, senza punti morti, senza limiti di continuità …

 

“ba-ba-ba-ba posso stare qui?”

 

… chiazze di colore, microscopici pixel, che colorano … luci, immagini, suoni, risa, brividi, sudore, gioia … in un loop infinito.

 


La misura della ricchezza: il ricordo

Il sorriso di mia madre. La voce della radiosveglia gialla mentre mangiamo a pranzo io e mia madre. Mio padre che legge ilgiornale nel suo studio, fumando una sigaretta. L’odore delle sigarette. Io e mio padre di fronte al piano forte. Mio padre che suona, i miei capricci perché non mi va di suonare. Mio padre che torna a casa da lavoro. Il primo bacio, non il più bello, non il più inteso, semplicemente il primo. Mia madre che mi canta una canzone: Ciao Ciao Bambina di Modugno, e l’abbraccio. Mia madre che dipinge. Il calore del natale. La prima volta che monto in sella ad una bici da corsa, in garage, appoggiato ad uno scaffale. Sbarco per la prima volta in America. La tenerezza del cane che veniva a casa nostra a trovare la sua padrona, mia nonna. L’odore del bosco mentre con mia madre e mio fratello andiamo in cerca di funghi. La prima gara di bicicletta, la fatica e l’enorme soddisfazione. Il viaggio in macchina da Boston a Toronto. L’arrivo a New York. Il sorriso di mia nonna. Il rumore della macchina di mio zio quando arriva per giocare a carte la sera con noi. Il pianto rabbioso per la perdita di mio zio. La mia laurea, la tristezza negli occhi di mia madre perché non v’ha potuto assistere.

Sono ricordi. Immagini, suoni, profumi, sensazioni, colori, storie. Sono la mia ricchezza. La misura della ricchezza: i ricordi. Una persona non è tanto ricca se non ha ricordi. Non sono il denaro, le auto, le case, i terreni, il cellulare, le misure della ricchezza. Quando moriamo non possiamo portare niente con noi né il denaro, né la casa, né l’auto, né la persona amata, né gli amici, né la nostra famiglia, solo i ricordi, tutti: belli e brutti. Non siamo che un insieme di ricordi. Il nostro scopo è quello di accumularne, ci ricorderemo anche di quelli meno belli e in fondo ci piaceranno anche quelli. Immaginate alla vita come ad un viaggio, durante il quale non avrete solo bei momenti, ma anche inconvenienti, faticacce … però, una volta a casa, sul vostro letto, chiusi gli occhi, ricordandovi del viaggio, anche i momenti meno belli dell’esperienza che avete vissuto vi sembreranno fantastici, necessari. La vita non è altro che un continuo di azioni, volte a cercare di riproporre le situazioni che ci hanno donato felicità. E tutti gli sforzi che avremo fatto saranno visti come necessari. Si possono vivere attimi di felicità, come lunghi periodi; quello che cercheremo di fare sarà sempre di ricrearli e ricordali. Questa è la nostra ricchezza.

“Ogni giorno ci succedono milioni di piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente, né a contarle, tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile che l’anima respira e grazie alla quale vive.”


Solo

Nel sottofondo, un fruscio meccanico e la voce rauca del vento, accompagnati dal rumore di un pianoforte che sperde nell’aria una musica. Una musica che racconta di una storia. La storia di uno sguardo. Uno sguardo che si posa a destra e poi a sinistra e osserva. Osserva la vita. La vita degli altri, sfumata e lievemente illuminata da quel pallido sole autunnale, che, più pigro del solito lento si ritira. Osserva e ascolta, ascolta quella stessa musica che lo racconta. Ai suoi lati scorre il presente, che si fa passato.

Pensa, pensa alle persone che ha incontrato, ai momenti che vi ha passato, alle persone che ha amato, alle città che ha visitato, ai tramonti che ha ammirato, ai sogni che ha sognato, alle labbra che ha baciato, alle lacrime che ha versato, ai sorrisi che gli hanno stretto il cuore… pensa. Pensa alle persone che incontrerà, alle città che vivrà, ai sospiri che ascolterà, agli occhi nei quali si perderà … al passato che ha avuto e al futuro che avrà tutto questo in un battito!! In un battito che si fa musica, che si fa vento. Ed è allora che si rende conto di essere fragorosamente

solo

… l’intensità di un attimo …

tendo l’orecchio … silenzio …

affino l’udito ma vengo investito da pensieri, sogni come in balia del mare …

sento …

un accellerazione, un battito dietro l’altro, manca il respiro, le labbra si schiudono, gli occhi si spalancano e fissano l’oscurità.

E’ una delle sensazioni più belle, è l’emozione dei nostri sogni, dei nostri pensieri … fisica. E’ un dono. Non ce ne rendiamo contro, lo sfruttiamo poco, abbiamo paura a dimostrare la nostra capacità di emozionarci. Nel nostro tempo emozionarsi è visto come un segno di debolezza, in certe situazioni è indotto, estremizzato, retorico, innaturale. E’ la caratteristica che più delle altre ci distingue dal resto del regno animale. Basta un’attimo, un pensiero, ad un amico, ad un momento piacevole e non aver paura nel sentire un brivido, non soffocarlo!! Alleniamo le nostre emozioni sfogando le sensazioni, commuoviamoci, amiamo, osserviamo, godiamo, ascoltiamo …

ascoltiamo il battito sordo del cuore.


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